Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

alfred adler sigmund freud e1505990172398

Premessa

La sera dell’11 ottobre 1911 la Società psicoanalitica di Vienna decretò, a maggioranza, il divieto per quanti aderivano alle idee di Adler di partecipare alle proprie riunioni. La conseguenza fu che sei persone seguirono la scelta compiuta da altre prima di loro e, come già aveva fatto Adler, si dimisero e: “Insieme si diressero al Caffè Centrale per incontrarsi con Adler per un festeggiamento notturno” (Hoffman, 1994, p. 77) dando vita alla nuova Società1. Questa, pertanto, è divenuta la data che ha sancito la conclusione di ogni rapporto scientifico e personale tra Adler e Freud, culminato nella prima scissione del movimento psicoanalitico, epilogo traumatico e irreversibile di una controversia che aveva raggiunto la sua fase più acuta.

Ancora oggi, a più di cento anni da quegli eventi, si deve osservare come molto di quanto è stato scritto sulle cause che portarono a questa scissione, risenta maggiormente degli echi provenienti dalla tesi sostenuta da una delle due parti, più che non da entrambe e, in vero, una ricostruzione libera da schieramenti di parte, più o meno manifesti, fatica ancora ad affermarsi. A solo titolo esemplificativo – e per il contribuito apportato alla conoscenza della storia della psicoanalisi - ci riconduciamo a Roazen, particolarmente alla sua celebre opera “Freud e i suoi seguaci” (1975). Nel volume, che dedica ad Adler oltre quaranta pagine, il lettore cercherà, con scarso successo, scritti di questo Autore2 nella bibliografia di riferimento. Conseguenza di ciò è che quanto Roazen scrive sul padre della psicologia individuale, e sul suo rapporto con Freud, risente soprattutto della prospettiva a prevalente documentazione freudiana da cui egli guarda, e abbiamo evidenza che questa non rende completa giustizia ad Adler e alla comprensione delle ragioni che, dopo molti anni di lavoro comune, portarono alla sua separazione da Freud. In una lettera scritta a Jones il 7 settembre 1911, cioè a ridosso del definitivo consumarsi della scissione, Adler consegnava a quanti ne avevano interesse il proprio punto di vista, espresso sinteticamente, sulle ragioni della controversia, riconducendo al carattere di Freud gli attacchi che gli erano stati mossi, egli: “Pensava che la persecuzione di Freud nei suoi riguardi sia ‘di natura caratteriale’ ” (Gay, 1988, p. 203). Questa valutazione non fu avanzata solo da Adler benché egli, per le ovvie ragioni, l’abbia posta per primo. La stessa posizione - cioè l’influenza avuta dal carattere di Freud nella rottura dei rapporti scientifici e personali con Adler e, successivamente, con altri – nel corso del tempo è stata sostenuta da più parti. Wittels, ha scritto: “Io ho detto più di una volta che Freud non ha mai, o raramente, piacere quando i suoi collaboratori sviluppano idee indipendenti. Questo sembra gettare una luce piuttosto sfavorevole sul carattere del maestro e la durezza del nostro giudizio non è sufficientemente mitigata dalla trita formula che noi non dobbiamo applicare gli stessi standard ai grandi della terra rispetto ai comuni mortali” (Wittels, 1924, p. 150). Freud, in data 18 dicembre 1923, scrisse a Wittels: “non so che fare delle idee degli altri che mi vengono gridate fuor tempo” (cit. in Roazen, 1975 p. 227). E ancora: “Tali sentimenti in un uomo di genio rendono conto della irritabilità che ha così spesso condotto alla rottura dei legami personali e scientifici tra Freud e i suoi intimi” (Wittels, 1924, p.150). Una posizione analoga è sostenuta da Stekel quando riferisce che Freud: “mi confessò una volta (in un momento di ‘debolezza’) che ogni nuova concezione offerta dagli altri lo trovava resistente e non recettivo. Qualche volta gli occorrevano due settimane per vincere tale resistenza” (Stekel, 1950, p. 134). A queste tesi, Freud sentì la necessità di contrapporsi e lo fece nella sua autobiografia: “La defezione dei miei antichi discepoli è stata sovente attribuita alla mia intolleranza […] Per testimoniare che le cose non stanno così basterà rilevare che, a fronte dei pochi che mi hanno abbandonato – Jung, Adler, Stekel e qualcun altro – si erge il numero considerevole di coloro – basti pensare ad Abraham, Eitingon, Ferenczi, Rank, Jones, Brill, Sachs, il pastore Pfister, Van Emden, Reik ed altri – che hanno con me un rapporto di collaborazione scientifica e per lo più di non turbata amicizia che dura oramai da una quindicina di anni” (Freud, 1924, p. 120). Incidentalmente, oggi sono ben noti la successiva rottura di Rank e il progressivo allontanamento di Ferenczi. Alcuni anni prima, coerentemente con questa sua visione degli eventi, l’8 agosto 1912, Freud scriveva a Ferenczi: “Anche nel caso di Adler, il distacco dalla comunità è stato messo in atto da lui, non da me” (Freud, Ferenczi, 1992, p. 414). Questa, in definitiva, è stata la tesi accolta dagli psicoanalisti, sostenuta e diffusa con forza dal lavoro di Jones, la cui attendibilità, non si può fare a meno di osservare, è stata seriamente compromessa da quanto emerso dal trascorrere del tempo. Un’indicazione circa il modo di procedere di questo Autore: “Mentre scriveva la biografia di Freud” lo ha trasmesso Veszy-Wagner: “Io avevo espresso dei dubbi sulla morte di un individuo e, in una lettera datata 13 dicembre 1954, Jones non riuscì a celare il suo risentimento, scrivendo: ‘Non mi interessa quando sia morto, purché ora possa essere certo che è morto del tutto, dal momento che lo sto calunniando gravemente’ ” (cit. in Sulloway, 1979, p. 536). Per rimanere all’attendibilità di quanto egli scrisse su Adler e dobbiamo ricordare almeno l’inesattezza della sua affermazione secondo cui nessuna persona della famiglia di Freud ebbe Adler come medico, dal momento che proprio Freud, come ha reso noto Roazen, gli inviò in analisi la moglie di suo fratello Alexander (1993, p. 201). Di ulteriore interesse, in merito al modo che Jones aveva di ricostruire gli accadimenti, è la contestazione che Wiess gli mosse per quanto riferito sulla questione della dedica apposta da Freud a un suo libro per Mussolini, chiestagli dal padre di una paziente che era stata inviata da Freud per un consulto proprio dallo psicoanalista italiano, oltre che in merito alle presunte frequentazioni che Wiess, stando a Jones, avrebbe avuto con Mussolini: “Jones ha riportato il seguito di questo episodio, in versione distorta e ancora una volta contro il mio desidero […] ‘Inoltre Edoardo Weiss, che a quell’epoca aveva frequenti contatti con il Duce, mi dice che anche Mussolini fece una démarche o direttamente con Hitler, o tramite il proprio Ambasciatore a Vienna. Probabilmente si ricordò del complimento rivoltogli da Freud cinque anni prima’ ” (Weiss, 1970, pp. 42-43). La rettifica di Wiess a quanto scritto da Jones non lascia dubbi: “Non sono mai stato in contatto con Mussolini, né direttamente né indirettamente. La mia opposizione al fascismo è stata continua fin dal primo momento” (Ibid., p. 43). Nella stessa occasione Weiss corresse anche la traduzione della dedica di Freud: “Da un vecchio che saluta nel Governatore l’eroe della cultura […] A Benito Mussolini coi rispettosi saluti d’un vecchio che nel Governatore riconosce l’eroe della cultura” (Ibid., p. 42). Per la verità, nemmeno Nunberg e Federn, in riferimento ad Adler, sono incorsi in un eccesso d’imparzialità. Essi, infatti, nell’intento di sostenere la tolleranza e la pazienza che avrebbero contraddistinto Freud, scrivono: “L’esempio migliore della sua tolleranza e pazienza è il caso di Alfred Adler. Come membro del gruppo, Adler incominciò, lentamente e sistematicamente, a spingere in primo piano le proprie idee che – come si dimostrò infine – erano in contraddizione con i concetti fondamentali di Freud. E tuttavia per lungo tempo Freud lo trattò con particolare distinzione; lo nominò persino presidente della Società” (Nunberg, Federn, 1962, p. 15). In realtà, come ha ricordato anche Wiess: “Freud era stato spesso accusato d’intolleranza, e forse con qualche ragione, verso coloro che seguivano concetti psicoanalitici diversi dai suoi” (1970, p. 35). In anni successivi anche Roazen ha sottolineato come Freud: “Era straordinariamente sensibile alle critiche, provenissero dall’ultimo dei suoi detrattori o da coloro in cui egli aveva riposto fiducia” e come “non accoglieva volentieri le idee nuove degli altri perché, voleva elaborare ogni cosa da sé, come parte della sua ricostruzione del mondo” (1975, pp. 244 e 251). Ancora: “[Freud] Per quanto ammirasse l’originalità e il talento, difficilmente tollerava chi aveva idee proprie” (ibid, p. 227). Il nipote di Oppenheim, più recentemente, ha ricordato come Klemperer: “si disse ‘infuriato’ per il ‘comportamento tirannico di Freud’. Questo corrisponde perfettamente a ciò che ho sempre sentito dire da mia madre e da mia zia quando fui grande abbastanza per conoscere il rapporto tra mio nonno e Freud. David decise di schierarsi con Adler, mi dissero, perché Freud non si era comportato in modo corretto con il suo rivale. Il resoconto dei pensieri e delle azioni di Freud che portarono alla rottura con Adler giustifica il giudizio di David” (Singer, 2003, p. 112).

Di seguito proponiamo il punto di vista di Wilhelm Stekel - uno dei più autorevoli testimoni di quanto accadde all’epoca della controversia tra Adler e Freud - come fu sintetizzato nella pubblicazione dell’articolo comparso sul New York Times nel 19263. Lo scritto, fattoci pervenire molti anni fa da Heinz L. Ansbacher, è un contributo alla comprensione dei rapporti intercorsi tra Adler e Freud e aiuta a ridefinire la natura della loro controversia. La sua traduzione italiana è corredata da nostre note apposte a piè di pagina per facilitare la contestualizzazione di quanto viene riferito e, inoltre, da un’appendice (posta alla fine della traduzione) in cui sono sintetizzati riferimenti a persone ed episodi che, dalla nostra prospettiva, hanno avuto, direttamente o indirettamente, attinenza con gli eventi narrati. Nella traduzione, questi richiami sono indicati con la lettera A (appendice) seguita dal numero, esempio A1.

 Bibliografia

Adler, A. (1912). Uber den nervösen Carakter: Grundzüge einer vergleichenden Individual Psychologie und Psychoterapie, Wiesbaden: Bergmann; trad. it. Il Temperamento Nervoso: principi di psicologia individuale comparata e applicazioni alla psicoterapia; Astrolabio, Roma, 1950.

Id. (1964). Ansbacher, H. L. e Ansbacher, R. R., Eds. Individual Psychology of Alfred Adler, systematic presentation in selections from his writings, New York: Harper & Row, (trad. it. [e cura di Sodini e Sodini], La psicologia individuale di Alfred Adler: Il pensiero di Alfred Adler attraverso una selezione dei suoi scritti, G. Martinelli & C., Firenze, 1997).

Id. (1979). Ansbacher, H. L., Ansbacher, R. R., Eds, Superiority and Social Interest W. W. Norton & Company, New York – London, pp. V-IX, (trad. it. [e cura di Sodini e Sodini] Aspirazione alla superiorità e sentimento comunitario, Edizioni Universitarie Romane, Roma, 2008).

Adler, K. A. (1994). Socialist influences on Adlerian Psychology, Individual Psychology News Letter, 39, 8-15 , (trad. it. L’influenza esercitata dal pensiero socialista sulla psicologia adleriana, Riv. Psichol. Indiv., XXV, 42, 43-56, 1996).

Adler, R. (1914). Minutes of the Society for Free Psychoanalytic Research. J. I. P., 1982, 18, 1, 22-27, (trad. it., I dibattiti della Società per la libera ricerca psicoanalitica, settembre 1912 - gennaio 1913, λeùssein, IV, 2/3 : 141-145, Edizioni Universitarie Romane, Roma, 2011).

Andreas-Salomé, L. (1912-1936). Briefwechsel, Frankfurt a M.: Fischer, (trad. it., Eros e conoscenza, lettere tra Freud e Lou Andreas Salomé, Bollati Boringhieri, Torino, 1990).

Id. (1958). In der Schule bei Freud, Zurich, Max Niehans Verlag A. G., (trad. it., I miei anni con Freud, Roma, Newton Compton, 1980).

Ansbacher, H. L. (1961). Was Adler a Disciple of Freud? A Replay, J. I. P., 17, 2; in I. P., [Special Issue]Tribute to Heinz L. Ansbacher, 50, 4, 496-505, 1994.

Id. (1992). Alfred Adler und drei Perioden von Freuds Entwicklung, Beyträge zur Individualpsychologie, 15, 121-137, (trad. it., Adler e lo sviluppo del pensiero di Freud, in A. Adler, La psicologia individuale di Alfred Adler, G. Martinelli & . Firenze, 1997, pp. 526-552).

Id. (1994). Heinz L. Ansbacher. Psychology: A Way of Living (Autobiography), in Special Issue: Tribute to Heinz L, Ansbacher, I. P., 50, 4, 417-456.

Id. (1995). Comunicazione personale, 5 agosto.

Id. (1997). Comunicazione personale, 1 marzo.

Ansbacher, H. L. e Ansbacher, R. R. (1964). in A. Adler, Ansbacher, H. L. Ansbacher, R. R., Eds. Individual Psychology of Alfred Adler, systematic presentation in selections from his writings, New York: Harper & Row, (trad. it. [e cura di Sodini e Sodini], in A. Adler, La psicologia individuale di Alfred Adler: Il pensiero di Alfred Adler attraverso una selezione dei suoi scritti, G. Martinelli & C., Firenze, 1997, pp. XI-XV).

Id. (1979). Comments, in Adler, A., Superiority and Social Interest, Ansbacher, H. L., Ansbacher, R. R., Eds. W. W. Norton & Company, New York – London, (trad. it. [e cura di Sodini e Sodini], Commenti, in A. Adler, Aspirazione alla superiorità e sentimento comunitario, Edizioni Universitarie Romane, Roma, 2008).

Bottome P. (1957). Alfred Adler, New York: The Vanguard Press.

Breuer, J., Freud, S. (1893-1895). Studien über Hysterie, (trad. it., Studi sull’isteria, Freud Opere, vol. I, Torino, Boringhieri, pp. 161-439).

Ellenberger, H. F. (1970). The Discovery of the Unconscious, Basic Book: New York, (trad. it. La scoperta dell’inconscio, (Voll. 2), Boringhieri, Torino, 1976).

Ferenczi, S. (1985). Journal clinic, Paris, Payot, (trad. it., Diario clinico, Raffaello Cortina, Milano, 1988).

Fiebert, M. S. (1997). In and Out of Freud’s Shadow: A Chronology of Adler’s Relationship with Freud, I.P.The Journal of Adlerian Theory, Research & Practice, 53, 3, 241-269.

Freud, S. (1914). Zur Geschichte der psychoanalytischern Bewegung, Sigmund Freud Gesammelte Werbe, vol. 7, Frankufurt: S. Fisher Verlag GmbH, (trad. it., Per la Storia del movimento psicoanalitico, Freud Opere, vol. 7, Torino, Boringhieri, 1980, pp. 375-438).

I.d. (1924). Selbestdarstellung, Sigmund Freud Gesammelte Werbe, vol. 10, Frankufurt: S. Fisher Verlag GmbH, (trad. it., Autobiografia, Freud Opere, vol. 10, Boringhieri, Torino, 1981, pp. 75-141).

Id. (1990). Lettere tra Freud e Jung, 1906-1913, Torino, Bollati Boringhieri.

Id. Sigmund Freud-Oskar Pfister: Briefe 1090-1939, Frankfurt a M., (trad. it., Psicoanalisi e fede, Lettere tra Freud e il pastore Pfister. 1909-1939), Torino, Bollati Boringhieri, 1990).

Id. Briefwechsel, Frankfurt a M.: Fischer Verlag, (trad. it. Eros e conoscenza, Lettere tra Freud e Lou Andreas Salomé,Torino, Bollati Boringhieri, 1990).

Id. (1993). The Complete Correspondence of Sigmund Freud and Ernest Jones, 1908-1920, Cambridge: Mass., Harvard University Press, (trad. it., Corrispondenza con Ernest Jones, 1908-1920, Bollati Boringhieri, Torino, 2001).

Id. (1993). The Complete Correspondence of Sigmund Freud and Ernest Jones, 1921-1939, Cambridge, Mass., Harvard University Press, (trad. it., Corrispondenza con Ernest Jones, 1921-1939, Bollati Boringhieri, Torino, 2001).

Freud, S., Ferenczi, S. (1992). (Trad. it., Lettere, volume primo 1908-1914, Milano, Raffaello Cortina, 1993).

Freud, S., Oppenheim, D. E. (1911). Sogni nel Folklore, in Freud, S. Opere, vol. 6, casi clinici e altri scritti 1909-1912, Bollati Boringhieri, “Gli archi”, Torino 2001.

Fromm, E. (1959). Sigmund Freud’s Mission, Harper & Row, New York, (trad. it. La missione di Sigmund Freud, Newton Compton, Roma, 1989, pp. 97 - 188).

Furtmüller, C. (1979). A Biographical Essay, in A. Adler, Superiority and Social Interest,[Ansbacher e Ansbachers] W. W. Norton & Company, New York – London, pp. 309-394, (trad. it. [e cura di Sodini e Sodini], Alfred Adler: un saggio biografico, in A. Adler, Aspirazione alla superiorità e sentimento comunitario, Edizioni Universitarie Romane, Roma, 2008, pp. 335-396).

Id. (1983). Denkem und Handeln, Schriften zur Psychologie 1905 – 1950, [Lux Furtmüller], Reinhardt, Gmh & Co, Monaco

Gay, P. (1988). Freud. A life for our time, W. W. Norton & Company, New York – London, (trad. it., Freud, una vita per i nostri tempi, Milano: Bompiani, 2000).

Handlbauer, B. (1998). The Freud-Adler Controversy, Oxford, Onewor

Hoffman, E. (1994). The Drive for Self, Alfred Adler and the foundation of Individual Psychology, Addison-Wesley Publishing Company.

Jones, E. (1953). The Life and the Work of Sigmund Freud, New York, Basic Books, (trad. it., Vita e opera di Freud, Gli anni della formazione e le grandi scoperte (1856-1900), vol. 1, Milano, Garzanti, 1977).

Id. (1955). The Life and the Work of Sigmund Freud, New York, Basic Books, (trad. it. Vita e opera di Freud, Gli anni della maturità (1901-1919), vol. 2, Milano, Garzanti, 1977).

Id. (1957). The Life and the Work of Sigmund Freud, New York, Basic Books, (trad. it., Vita e opere di Freud, L’ultima fase (1919-1939), Milano, Garzanti, 1977.

Kenneth, M. C., discussion of Adler’s Ideas by Freud and Others, in Adler. A., (1964). Ansbacher, H. L. e Ansbacher, R. R., Eds. Individual Psychology of Alfred Adler, systematic presentation in selections from his writings, New York: Harper & Row, pp. 69-75, (trad. it. [e cura di Sodini e Sodini], La psicologia individuale di Alfred Adler: Il pensiero di Alfred Adler attraverso una selezione dei suoi scritti, G. Martinelli & C., Firenze, 1997, pp. 63-69).

Lieberman, E. J. (1985). Acts of Will. The Life and Work of Otto Rank, University of Massachusetts Press.

Maslow, A. H. (1962). Was Adler a Disciple of Freud? A Note. J. of I. P. 18, 2, cit. in Handlbauer, B. (1998). The Freud-Adler Controversy, Oxford, Oneworld, p. 166.

Matson, F. W. (1966). The Broken Image: Man, Science and Society, New York: Doubley Anchor Books, Garden City, citato in Ansbacher H. L., Alfred Adler und drei Perioden von Freuds Entwicklung, Beyträge zur Individualpsychologie, 15, 121-137, 1992b, (trad. it., Adler e lo sviluppo del pensiero di Freud, pp. 526-52, in A. Adler, La psicologia individuale di Alfred Adler, G. Martinelli & . C., Firenze, 1997, pp. 526-552).

Nunberg, H., Federn, E., (1962). Wiener PsychoanalytischeVereinigung, trad. ingl. Minute of the Vienna Psychoanalytic Society, (Vol. I), 1906-1908 New York: International Universities Press, (trad. it., Dibattiti della società psicoanalitica di Vienna: 1906-1908, (Vol. I), Torino: Boringhieri, 1973).

Id. (1967). Wiener PsychoanalytischeVereinigung, (trad. ingl. Minute of the Vienna Psychoanalytic Society, 1908-1910 (Vol. II), New York: International Universities Press).

Id. (1974). Wiener PsychoanalytischeVereinigung, (trad. ingl. Minute of the Vienna Psychoanalytic Society, (Vol. III), 1910-1911, New York: International Universities Press).

Orgler, H. (1956). Alfred Adler Der Mann und Sein Werk, Wien: Urban & Schwarzenberg, (trad. it. Alfred Adler e la sua opera, Astrolabio, Roma, 1970).

Rank, O. (1924). Das Trauma der Geburt und seine Bedeutung für die Psychoanalyse, Il trauma della nascita, Sugarco, Milano, 1994.

Roazen, P. (1975). Freud and His Followers, New York: A. A. Knopf, (trad. it., Freud e I suoi seguaci, Torino, Einaudi, 1998).

Id. (1993). Meeting Freud’s family, University of Massachusetts Press, (trad. it., I miei incontri con la famiglia Freud, Roma, Erre emme edizioni, 1997).

Sachs, H. (1944), Freud, Master and Friend, New York: Books for Library Press, (trad. it. Freud maestro e amico, Roma, Astrolabio, 1973).

Sachs, H. (1994). Freud, Master and Friend, New York: Books for Library Press, (trad. it. Freud maestro e amico, Roma, Astrolabio, 1973).

Sodini, U. (1985). Alfred Adler e la nascita della psicologia individuale. Psicologia contemporanea, Firenze, XII, 71, 60-62.

Id. (2004). Alfred Adler: la nascita di una psicologia per tutti, Attualità in Psicologia, Roma: Edizioni Universitarie Romane, 19, 3 – 4, 205 – 220.

Id. (2011). La nascita della Società per la libera ricerca psicoanalitica, Newsletter Del Centro de Estudios Adlerianos, Montevideo, Uruguay, Aprile, 72-79;

Sodini, U. e Teglia Sodini, A. (2011). La nascita della Società per la Libera Ricerca Psicoanalitica, λeùssein, IV, 2/3, 135-139, Roma: Edizioni Universitarie Romane.

Selesnick, S. T., La psicologia del complesso d’inferiorità, in Alexander, F., Eisenstein, S., Grotjahn, M. (1966). Psychoanalytic Pioneers, New York, Basic Books, (trad. it. Pionieri della psicoanalisi, Milano, Feltrinelli, 1971, pp. 80-89).

Singer, P. (2003). Pushing Time Away, (trad it., Ciò che ci unisce non ha tempo, Milano, il Saggiatore, 2005).

Stekel, W. (1950). The Autobiography of WILHELM STEKEL, New York, Liveright Publishing Corporation.

Sulloway, F. J., (1979). Freud, Biologist of the Mind, New York: Basic Books, (trad. it., Freud biologo della mente, Feltrinelli, Milano, 1982).

Weiss, E. (1970). Sigmund Freud as consultant, New York, Intercontinental Medical Book, trad. it. Sigmund Freud come consulente, Roma, Astrolabio, 1971).Wittels, F. (1924). Sigmund Freud, His Personality, His Teaching, & His School, London, George Allen & Unwin Ltd.

Wittels, F. (1924). Sigmund Freud, His Personality, His Teaching, & His School, London, George Allen & Unwin Ltd.

Ex discepolo accusa Freud d’intolleranza4

L’attacco del Dr. Stekel5 infiamma l’interesse di Vienna per le divergenze tra gli psicoanalisti

La Vienna scientifica, letteraria e intellettuale è stata stimolata al rinnovato interesse per il freudianesimo. Questo è derivato, per lo più, dalle divulgazioni su come Freud e alcuni dei suoi discepoli trattavano i ribelli all’interno del movimento freudiano e, inoltre, pretendevano di spiegare la causa della interruzione di molte delle amicizie del leader.

Uno degli spiriti guida in questa rivolta contro Freud è il Dr. W. Stekel che ha una penna pungente. Egli racconta la storia del suo rapporto con Freud e con altri luminari del movimento psicoanalitico nel periodo anteriore alla sua diffusione.

Il Dr. Stekel scrive in un modo obiettivo e misurato, anche quando ci sono ovvi segnali che per lui è difficile trattenersi. Il suo breve scritto sugli impulsi sessuali nei bambini6 attrasse in un primo tempo l’attenzione di Freud. Essi ben presto divennero amici7 e Stekel fu uno dei suoi sostenitori e discepoli. Si dice che Stekel sia stato l’unico psicoanalista, oltre Freud, a dedicarsi alla pratica attiva in questo periodo8. Un numero di allievi si era raccolto attorno a Freud e settimanalmente le riunioni del mercoledì di questo piccolo circolo spesso avevano qualcosa di profetico, ogni partecipante sentiva il dono delle lingue che scendeva su di lui.

Gli allievi che ruppero

Nel tempo alcuni di questi allievi (A1) andarono per la loro strada. Questo dette origine alle prime tensioni e differenze. Stekel descrive come ciò crebbe costantemente e rese per lui difficile continuare a lavorare con Freud, come Freud sacrificasse un amico dopo l’altro9 – Adler, Jung, Bleuler, Breuer - quest’ultimo suo amico paterno al quale doveva molto della propria introduzione alla psicoanalisi – poi Fliess, Kahane e altri.

L’uscita del Dr. Adler dalla cerchia ristretta viene discussa. Stekel descrive un pomeriggio dedicato alla discussione durante la quale aveva letto il suo ultimo lavoro “Il linguaggio dei sogni” (A2). Lui aveva notato un’ostilità accentuata da parte di Freud e alcuni degli altri, sebbene questa ostilità si fosse espressa principalmente nella critica dei dettagli senza attaccare il valore scientifico del lavoro.

“Io lasciai la stanza e meditavo sulla piccolezza umana e sull’essere vendicativo” continua Stekel. “Ma il Dr. Adler vide più in là di me. Continuava a dire: “Questa ostilità non è diretta verso di te ma contro di me”.

La sua amicizia con Adler

“Io pensavo che si sbagliasse perché Freud semplicemente colmava Adler di attenzioni amichevoli e di gentilezze. Lo lusingava e cercava di portarlo completamente a sé. Adler lo chiamava un “accalappiatore di anime” e rimaneva sospettoso. Alla fine venne richiesto ad Adler di dare una spiegazione completa delle sue nuove teorie. Lui aveva elaborato da poco una tesi per la comprensione delle nevrosi.

“Noi siamo tutti ansiosi di apprendere” disse Freud “Ci faccia un resoconto delle sue teorie”.

“Adler fu incredibilmente felice e molto fiducioso. Parlò per tre sere intere delle sue teorie; ci furono molte discussioni, anche se nessuno di noi aveva idea della tempesta che si stava preparando. “Adler parlò durante le tre sere10 e fece un’esposizione logica dei suoi punti di vista – che espose successivamente nel suo libro “Il temperamento nervoso”11. La quarta sera fu dedicata al dibattito12. Reitler aprì il fuoco. Lui aveva preparato la sua risposta e la lesse dal manoscritto. La conclusione di Reitler fu che tutto quello che Adler aveva presentato come nuovo in realtà era vecchio e che ciò che era veramente nuovo era privo di valore. Fu seguito da Rosenstein che parlò lungo la stessa linea. E così si andò avanti, una condanna e una critica sfavorevole dopo un’altra13.

Anche l’amico contro di lui

“Anche il Professor Freud prese la parola e si rifiutò di conferire qualunque riconoscimento alle nuove idee che Adler aveva esposto14. La sua disapprovazione fu immotivatamente sarcastica ed energica. Il maestro era anche molto agitato e fu chiaro che si era preparato molto scrupolosamente (A3).

“Un ristretto numero di sostenitori di Adler mise una buona parola per lui15; in quanto a me, io distribuii elogi e critiche come ritenevo, nella misura che mi sembrava giusta16. Poi arrivò la sorpresa.

“Il Dr. Maximilian Steiner prese la parola. Dichiarò che le teorie del Dr. Adler non rappresentavano più alcun tipo di analisi. Adler era un oppositore di Freud e non aveva diritto di appartenere a questa società (A4). E fu improvvisamente chiaro che questa era la sostanza dell’intera faccenda. Adler doveva essere espulso dall’Associazione (A5).

“La decisione finale fu posposta all’incontro successivo. Questo ebbe luogo in un caffè (il Caffè Arkaden) nella stanze appartenenti a un’associazione medica. Tutti erano molto tesi. Io me ne venni fuori energicamente a favore di Adler e per la libertà della ricerca scientifica ma mi fu votato contro - insieme ad altri sostenitori di Adler. E di conseguenza Adler e i suoi amici lasciarono la stanza (A6). Molti dei suoi amici erano socialisti, compagni del suo partito (A7). Tra loro c’erano il Professor Oppenheim17, Furtumüller18, i due fratelli Grüner19 ed altri, otto o dieci in tutto.

“Il mio primo impulso fu quello di unirmi a loro. Ma avevo appena fatto una mossa verso una professione che mi rendeva questo passo particolarmente difficile: avevo rinunciato alla medicina generale e mi stavo specializzando nella psicanalisi. Freud aveva promesso di darmi il suo sostegno. Una volta di più ero dipendente da lui e lo sapeva bene (A8).

“Sarebbe stato anche più difficile per me rinunciare all’organo ufficiale per la ricerca scientifica che avevo fondato. E così rimasi e per un po’ Freud mi colmò di gentilezze (A9). Durante una riunione che ebbe luogo dopo le dimissioni di Adler (A10), il professor Freud mi disse che considerava Adler un paranoico (A11).

“Ed ora devo toccare il punto più importante – e descrivere ciò che portò alla mia separazione dal grande Sigmund Freud. Freud, nella sua Storia del movimento psicoanalitico, scrive quanto segue riguardo a questo punto: ‘Il signor Stekel è responsabile unicamente dei contenuti dell’organo ufficiale dal terzo numero del secondo volume in poi. La sua condotta, che sarebbe difficile da descrivere in pubblico, mi ha obbligato a dimettermi dal ruolo di direttore della rivista (A12).”

“Freud combatte la paura della verità in questa vicenda e ciò vale anche riguardo a quello che scrive di Adler nella stessa pubblicazione, cioè che ‘il Dr. Adler aveva deciso, a causa delle differenze scientifiche con il direttore, di dimettersi volontariamente dalla redazione’ ” (A13).

Stekel non tenta soltanto di attribuire responsabilità e mostrare i fatti; lui sembra anche voler comprendere e perdonare.

Appendice

(A1)

Nel corso degli anni si ebbero ulteriori defezioni dalla Società che, intanto, nella riunione del 15 aprile 1908, con deliberazione a maggioranza, cambiò il proprio nome in Società di psicoanalisi e con il Congresso di Salisburgo del 1908 e, soprattutto, con quello di Norimberga del 1910 si era data anche una struttura internazionale. Dei primissimi appartenenti alla Società del mercoledì furono Adler (1911) e Stekel (1912) a seguire, ciascuno per proprio conto, la loro strada. Successivamente, come è noto, anche altri se ne andarono, tra i quali si devono ricordare Jung, Rank e, più tardi, Ferenczi. Pur potendo solo accennare alle ragioni dei dissensi con Freud, si deve ricordare che Otto Rank, nato Rosenfeld, fu introdotto a Freud proprio da Adler: “Nel 1906 Otto Rank si recò da Freud con una presentazione di Adler e la copia manoscritta del suo libretto Art and Artist” (Lieberman, 1985, p. 41). Per il possibile ulteriore ruolo di Adler nella vita del giovanissimo Rank ci riconduciamo a Lieberman che riferisce una esclamazione di Rank del 1904: “‘Arrivai vicino a uccidermi. Vidi che non c’era altra via d’uscita. Perché non lo feci?’ Con questo umore Rank stese una lunga lettera a un amico e potenziale benefattore non nominato, evidentemente un uomo a cui egli aveva spedito alcuni suoi scritti. Forse si trattava del suo medico di famiglia, Alfred Adler […] Lo studio di Adler era nella Czerningasse, dove Otto era nato, e solo a pochi passi dalla Rothe Kreuzgasse, l’indirizzo dei Rosenfeld durante questo periodo” (Ibid, p. 20). Lieberman, forse, tenuto conto dei trascorsi tra Rank e Adler, afferma che: “Vedendo Adler epurato non deve essere stato facile per Otto Rank, che una volta fu paziente e ‘scoperta’di Adler” (Ibid, p. 129). Tale valutazione, tuttavia, non si accorda con quanto attribuito al riguardo allo stesso Adler, il quale, durante un viaggio negli Usa, avendo saputo del litigio tra Freud e Rank, avrebbe commentato: “Quella è la volontà di Dio! Il ragazzino (Rank) ha sempre cercato di mettere l’anziano gentleman (Freud) contro di me!” (Fieber, 1997, p. 261). L’uscita di Rank dalla Società non era ancora formalizzata all’epoca in cui fu pubblicato l’articolo di Stekel, ma i rapporti tra Rank e Freud erano cambiati da tempo e, particolarmente, dopo che questi aveva pubblicato il suo noto volume ‘Il trauma della nascita’. Jones riferisce di una lettera di Rank a Freud, datata 27 settembre 1924, scritta in un: “tono più freddo ma anche più definitivo. Dopo di che Freud lo considerò definitivamente perduto” (Jones, 1957, p. 91). Già in precedenza Rank aveva avuto modo di dire: “Che da quanto aveva visto con gli analisti tirati su da Freud riteneva una fortuna non essere mai stato analizzato” (Jones, 1957, p. 90). Weiss, sul rapporto Freud-Rank scrisse: “Dopo che Freud, nel 1923, venne operato di cancro, i sentimenti di Rank verso di lui lentamente si modificarono […] La mia impressione fu che Rank sperasse di diventare il legittimo successore di Freud e che probabilmente avesse preso il lutto per lui al quanto prematuramente. Subito dopo emigrò negli Stati Uniti e fondò un nuovo gruppo psicoanalitico. Le sue divergenze dai principi psicoanalitici basilari di Freud divennero molto più pronunciate che non quelle di Adler ed Jung” (Weiss, 1970, p. 39). Anche Ferenczi, nell’ultima parte della sua vita, finì per allontanarsi da Freud. Dovendo forzatamente prescindere in questa sede dalle ragioni dell’allontanamento, osserviamo come questo abbia inciso nella vita dei due uomini e abbia, altresì, riproposto la rigidità di Freud che, anche nelle parole di Fromm: “Era intollerante nei confronti di coloro che lo criticavano o sollevavano il minimo dubbio nei suoi confronti” (1959, p. 149). Al riguardo è illuminante il resoconto (al quale si rinvia) che Ferenczi fa alla sua allieva Izette de Forest, dell’incontro che ebbe con Freud in cui esponeva al Maestro le sue ultime idee relative alla tecnica analitica: “Il professore ascoltò la mia esposizione con crescente impazienza e alla fine mi avvertì che stavo camminando su un terreno pericoloso e stavo allontanandomi fondamentalmente dalle consuetudini e dalle tecniche tradizionali della psicoanalisi […] Questo ammonimento pose termine alla mia intervista. Io tesi la mia mano in un affezionato addio. Il professore mi volse le spalle e uscì dalla stanza” (Izette de Forest, cit. in Fromm, 1959, p. 148). Quanto per Ferenczi debba essere stato difficile e sofferto il suo allontanamento da Freud, emerge in un brano, assai critico del suo diario: “Non bisogna dimenticare che Freud non è l’inventore dell’analisi, ma che ha preso da Breuer qualcosa di già pronto […] devo ricordarmi di certe osservazioni a cui Freud si è lasciato andare in mia presenza, contando chiaramente sulla mia discrezione ‘I pazienti sono gentaglia’. I pazienti servono soltanto per darci da vivere e sono materiale di studio. In ogni caso, non possiamo aiutarli” (Ferenczi, 1985, pp. 163-164). Echi di quanto scrive Ferenczi si hanno nella corrispondenza tra Freud e Weiss, dove Freud - in risposta alla richiesta di prendere in cura un paziente, il dottor A., formulatagli da Weiss per conto della madre dello stesso paziente - scrive: “Nella peggiore delle ipotesi, gente come il dottor A. la si spedisce con un po’ di denaro oltreoceano, per esempio in Sud America, lasciando che vi cerchi e trovi il proprio destino” (Weiss, 1970, p. 50); e ancora: “Purtroppo, solo pochi pazienti meritano le fatiche che dedichiamo loro” (Ibid, p. 58). Alla reazione di Freud all’allontanamento di Ferenczi si può far cenno con queste sue parole, che egli estende anche a Rank: “Ognuno di quelli che mi furono prima vicini e poi si staccarono da me avrebbe potuto rimproverarmi qualcosa, ma lei meno di chiunque altri. (No. Rank solo un poco)” (Jones, 1957, p. 205). Per quanto attiene ai rapporti di Adler con Freud, gli psicoanalisti hanno teso sempre a presentare il futuro fondatore della psicologia individuale come un allievo ingrato di Freud; punto di vista questo che può essere fatto risalire allo stesso Freud. Viceversa, gli psicologi individuali, hanno ripetutamente cercato di correggere questa visione anteponendovi quella di Adler come pensatore indipendente anteriormente all’incontro con Freud. Anche questo punto di vista, può essere fatto risalire allo stesso Adler. Egli, infatti, ancora nel 1929 mostrava una cartolina sbiadita a un report dell’ Herald, scritta a mano da Freud, datata novembre 1902, con la quale fu invitato a frequentare quella che sarebbe divenuta la Società psicologica del mercoledì. E’ indicativo della determinazione con cui Adler sostenne questa sua posizione nel corso della vita, la circostanza che ventisette anni dopo l’invito ricevuto da Freud, egli conservasse ancora quella cartolina postale: “Come evidenza vitale che egli non era mai stato un allievo o un discepolo di Freud” (Hoffman, 1994, p. 221). Il contenuto della cartolina, che fa esplicito riferimento anche a colleghi e non solo a seguaci, è il seguente: “Un piccolo gruppo di colleghi e seguaci mi darà il piacere d’incontrarsi a casa mia una volta alla settimana, di sera, alle otto e mezzo, allo scopo di discutere i temi che ci interessano, psicologia e neuropatologia. Io so di Reitler, Max Kahane e di Stekel. Le piacerebbe unirsi? Noi siamo d’accordo per il prossimo giovedì e io aspetterò la sua gentile risposta per sapere se le piacerebbe venire e se questa sera è adatta per lei” (Fiebert, 1997, p. 242). Ancora nel 1936, durante una cena con Maslow che ebbe luogo a New York, Adler ribadì: “che egli non era mai stato uno studente di Freud, o un discepolo o un seguace. Egli lo aveva chiarito dall’inizio che non era d’accordo con Freud e che aveva le sue proprie opinioni […] Quando il disaccordo rimase e Adler lasciò il gruppo, Freud, secondo Adler, diffuse la versione della rottura che da allora è stata accettata da tutti, vale a dire che Adler era tato un discepolo di Freud e poi aveva rotto allontanandosi da lui” (Maslow, 1962, cit. in Handlbauer, 1998, p. 166). La stessa posizione è riferita dalla Bottome: “Adler espresse a Freud il suo dubbio se essi fossero in accordo sostanziale nonostante la sua profonda empatia con il modo nuovo di Freud di trattare la scienza della psicologia; ma Freud lo persuase almeno a unirsi al circolo di discussione in cui la nuova teoria di Adler – la base della psicologia individuale - poteva essere ascoltata” (Bottome, 1957, pp. 69-70). Ella, inoltre, sottolinea come Adler non fece mai un’analisi didattica con Freud, che fu invitato a entrare nel circolo come un eguale e sicuramente come una risorsa. Analoghe sono le considerazioni della Orgler al riguardo: “La seguente versione dei rapporti tra i due grandi uomini è quella che mi sembra più plausibile, e mi è stata riferita da Adler stesso: Adler non fu mai un discepolo di Freud, come per lo più si è creduto. Non seguì mai i suoi corsi e non fu mai psicoanalizzato (una premessa generalmente necessaria per potersi definire psicoanalisti) […] Sin dall’inizio di questa relazione fu in disaccordo con Freud su molti punti ed espresse sempre molto chiaramente le proprie opinioni” (Orgler, 1956, pp. 17-18). L’opinione di Adler circa l’indipendenza e originalità del proprio pensiero è espressa anche in una sua lettera di risposta a Lou Andreas Salomè del 16 agosto 1913, in cui segnala con forza il proprio convincimento che Freud e il suo gruppo si appropriano delle sue idee: “Mi tocca sempre di assistere, a me e ai miei amici, a tutto un affaccendarsi per acchiappare e sgraffignare opinioni, a tutta quella serie di birbonate di dotti cui accenna anche Mach nella sua Analisi […] Come mai quella scuola [di Freud] cerca di appropriarsi delle nostre vedute come si trattasse di un patrimonio comune, mentre noi non facciamo altro che rilevare continuamente le inesattezze delle loro opinioni? […] Per me, questa è una prova che la scuola di Freud non crede affatto alle proprie tesi. Ma cerca piuttosto di salvare i propri progetti […] Le mie idee possono essere sbagliate! Ma è forse un motivo, questo, per rubarle?” (Andreas Salomè, 1958, pp. 175-176). Dirimere la questione in uno spazio ridotto, non è cosa praticabile e pertanto, sull’argomento, si rinvia alla condivisa posizione di Ansbacher sintetizzata efficacemente in questa sua espressione: ‘Adler fu un freudiano quando Freud era un adleriano’. Intendendo, in particolare, che la collaborazione tra i due si instaurò quando in Freud la concezione umanistica dell’uomo era più accentuata di quella meccanicistica; collaborazione che si interruppe quando in Freud prevalse la seconda concezione sulla prima (Ansbacher, 1992, p. 527). Ansbacher ha anche sottolineato come Adler riconobbe il suo debito a Freud precisando, tuttavia, che egli: “Fu un acuto e critico studioso e collaboratore di Freud, egli non fu mai un suo discepolo nel modo in cui questo termine e comunemente considerato. L’idea che Adler sia stato un discepolo fu affermata originariamente da Freud ed è persistita ampiamente attraverso la letteratura nonostante gli sforzi per dissiparla” (Ansbacher, 1961, p. 504). Tuttavia, che Adler fosse un pensatore originale, anche prescindendo dal sistema teorico a cui successivamente ha dato vita, appare assai evidente - per rimanere all’interno dei dibattiti della Società - almeno da quanto, nella riunione del 30 ottobre 1907, affermava: “Vi sono molte vie nella psicoanalisi” (Nunberg, Federn, 1962, p. 239), e già allora, è lecito ritenere, intendesse seguire la propria, come parrebbe dimostrare anche una lettera di Freud ad Adler del 1908, scritta apparentemente in risposta a una comunicazione orale di quest’ultimo: “Dopo così tanti anni di lavoro insieme e del nostro reciproco rispetto e in più poiché lei è il più valido pensatore del piccolo gruppo e uno che ha avuto così tanta influenza nell’organizzazione del gruppo, quando lei mi disse in poche parole che se ne voleva andare, allora io credo di avere il diritto di chiederle quali sono i motivi. Mi piacerebbe convincerla a riconsiderare la sua decisione e io sono desideroso di fare i cambiamenti per venire incontro ai suoi desideri” (Fiebert, 1997, p. 244). Infine, come fa osservare Roazen, nel corso del tempo si è potuto constatare come: “I freudiani hanno incamerato idee adleriane a volte senza neppure averne coscienza” (Roazen, 1975, p. 256). Pertanto, coerentemente con ciò, egli scrive: “Se si chiedesse agli analisti contemporanei di confermare i giudizi espressi da Freud contro Adler, essi si troverebbero in una posizione imbarazzante” (Ibid, p. 255). In merito all’utilità che ebbe il rifiuto rigido che incontrarono le idee di Adler, anche Weiss ha avanzato i propri dubbi: “Possiamo chiederci se qualcuna delle sue idee non avrebbe potuto essere integrata, perlomeno parzialmente, nell’intelaiatura della psicoanalisi di Freud” (Weiss, 1970, p. 27). A quanto osservato da Weiss, però, possiamo replicare sottolineando, come già ha fatto anche Roazen, che alcune idee di Adler sono state fatte proprie dalla psicoanalisi ma, per quel che conta oggi, senza farne esplicita ammissione. A Roazen dobbiamo anche la correzione di quanto scritto da Jones, apparentemente volto a sminuire il ruolo di Adler nei primi periodi di collaborazione con Freud. Jones, incautamente, scrive: “Nessun membro della famiglia Freud conferma che Adler fosse il loro medico di famiglia” (Jones, 1955, p. 24). Roazen, più realisticamente, ha dimostrato come Freud, quando era in buoni rapporti con Adler: “inviò in analisi da lui la moglie del fratello Alexander”. L’informazione è pervenuta dalla stessa moglie di Alexander, in data 12 maggio 1966 (Roazen, 1975, pp. 223-224). “La cognata di Freud, Sophie, che era stata sposata al suo fratello minore Alexander […] ebbi da lei delle informazioni che non avrei potuto trovare in nessun altro modo. (Per esempio, scoprii che quando Freud era in buoni rapporti con Adler, aveva mandato Sophie da lui per un’analisi)” (Roazen, 1993, p. 201) . Inoltre, Roazen, ha anche reso noto che negli archivi Jones rinvenne, sulla questione, una lettera di Harry Freud allo stesso Jones del 25 gennaio 1956. Evidentemente, all’epoca dell’invio in analisi della cognata, quale che fosse l’opinione che Freud aveva di Adler, non doveva contemplare quella di paranoico, reiteratamente espressa più tardi.

(A2)

Il riferimento è alla riunione del 2 novembre 1910, dove Stekel relazionò su: ‘La scelta di una professione e la nevrosi’. In quella riunione egli annunciava che in un prossimo futuro avrebbe pubblicato un libro dal titolo ‘The Language of Dreams’ in cui saranno elencati un gran numero di simboli profondi (Nunberg, Federn, 1974, p. 38). Il volume fu dato alle stampe l’anno successivo. Alla fine dell’incontro venne deciso di continuare il dibattito nella riunione successiva, quella del 9 novembre 1910. Adler espresse il proprio punto di vista in entrambe le riunioni, fece riferimento ai concetti d’inferiorità d’organo e di protesta virile e, nella sostanza, fu meno critico di quanto non furono gli altri partecipanti, benché sottolineasse come la definizione di nevrotico di Stekel dovesse prendersi cum grano salis. (Ibid, pp. 45-46 e 56). Anche Furtmüller sottolineò la validità di quanto era stato esposto, ma solo con riguardo alla professione legale. Gli altri partecipanti mossero varie critiche: di eccessiva generalizzazione, di mancanza di cose veramente nuove, di essere andati fuori tema, che era stata fatta confusione o che il simbolismo proposto era secondario. Stekel concluse dicendosi molto deluso non tanto per le critiche ricevute, che trovava almeno in parte non costruttive, ma a causa delle considerazioni teoriche che gli erano state mosse in luogo di osservazioni reali che avrebbe voluto ascoltare. Stekel, tuttavia, rende noto che Adler aveva intuito come le critiche che gli furono mosse, in realtà erano rivolte a lui e non a Stekel. La correttezza di questa intuizione trovò conferma in ciò che accadde nelle riunioni del 4 gennaio e primo febbraio 1911 oltreché, naturalmente, negli sviluppi successivi.

(A3)

Stekel descrive così quanto accadde: “Un freudiano dopo l’altro si alzò e denunciò, in discorsi ben preparati, i nuovi concetti di Adler. Lo stesso Freud lesse uno scritto contro il suo allievo. L’atmosfera era molto tesa ma la concitazione raggiunse il suo culmine quando uno dei membri, Max Steiner, uno scudiero di fiducia di Freud, sottolineò che le teorie di Adler erano così diverse dal punto di vista del nostro maestro che uno potrebbe chiedere giustificazione ad Adler per essere un membro del nostro circolo”(Stekel, 1950, p. 141). Anche le parole di Wittels, che si collocano sulla stessa linea, aiutano a ricostruire il clima in cui avvenne quel dibattito: “Gli adepti freudiani fecero un attacco di massa ad Adler, un attacco quasi senza precedenti per la sua ferocia anche nel campo fortemente contestato della controversia psicoanalitica. Io non ero più un membro del circolo. Stekel mi disse che l’offensiva produsse in lui l’impressione che fosse concertata. Freud aveva un mucchio di fogli davanti a sé e con portamento cupo sembrava prepararsi ad annientare il suo avversario” (Wittels, 1924, pp. 150-1). Anche Sachs ha descritto l’accaduto: “Queste e altre riunioni furono presiedute dal dottor Adler, ma ben presto cominciò a profilarsi il conflitto, che era il risultato delle sue nuove teorie e divergenti vedute. Le sue opinioni erano pienamente spiegate e difese da una parte e interamente discusse e criticate dall’altra. Freud ebbe una parte eminente nella discussione, non risparmiò il suo oppositore e non ebbe ritegno di usare parole caustiche e osservazioni mordaci, ma non si abbandonò mai a critiche malevole […] Il risultato netto fu che le teorie di Adler […] avevano pochissimo in comune con la psicoanalisi. La conseguenza logica fu che abbandonò la Società Psicoanalitica. Alcuni membri se ne andarono con lui […] Può darsi benissimo che l’incisiva e aspra critica di Freud abbia urtato anime suscettibili e le abbia rese inclini a pensare che Adler avesse ragione di lamentarsi dell’intolleranza” (Sachs, 1944, pp. 35-36).

 (A4)

Quanto riferito avvenne nel corso della riunione del 22 febbraio 1911, come documentano i Dibattiti, dove si legge dell’intervento di Steiner che valutò come le idee di Adler portavano così tanto vicino alla psicologia di superficie da dover far cambiare il nome alla Società (Nunberg, Federn, 1974, pp. 175-176). Stekel, evidentemente, valutò una tale affermazione alla stregua di una mozione di sfiducia all’ulteriore permanenza di Adler nella Società. Nella riunione successiva, quella del primo marzo, Hitschmann riferì che Adler aveva rassegnato le proprie dimissioni da Presidente della Società: “A causa della incompatibilità tra la sua posizione scientifica e la sua posizione nella società si è dimesso dalla presidenza della società e che Stekel si è unito a lui dimettendosi da vice Presidente della Società”. (Ibid., p. 178). Della vicenda Freud scrisse a Jones in una lettera del 26 febbraio 1911: “Sono accadute cose piuttosto interessanti nel gruppo di Vienna. Abbiamo avuto una serie di dibattiti relativi ad Adler e, poiché è emersa chiaramente l’incompatibilità delle sue opinioni con la nostra Ψ A, Adler si è dimesso dalla direzione, sebbene non fosse stato obbligato né gli fosse stato suggerito di farlo. Ma ha una sensibilità morbosa. Stekel ha seguito il suo esempio” (Freud, Jones, 1993, pp. 168-169). Nella stessa data Freud comunicò la notizia anche a Pfister, e quanto scrisse al riguardo aiuta a comprendere perché Adler, inizialmente, avesse voluto chiamare, con grande disappunto di Freud, il proprio gruppo ‘Società per la libera ricerca psicoanalitica’: “C’è stata a Vienna una piccola crisi della quale non ho ancora detto niente a Jung. Adler e Stekel hanno dato le dimissioni, e mercoledì prossimo mi farò eleggere presidente […] le teorie di Adler si allontanavano troppo dalla retta via, era giunto il momento di far fronte contro di esse […] si è creato un sistema universale senza amore e io sono sul punto di compiere su di lui la vendetta della dea libido offesa” (Freud, Pfister, 1990, p. 47). Anche da una sua lettera a Ferenczi del 20 luglio 1911, si evince la pianificazione coerente di Freud a dare corso all’annunciata vendetta: “L’anno prossimo bisognerà reprimere Adler con fredda inesorabilità. Sarà bene per tutte le parti in gioco” (Freud, Ferenczi, 1992, p. 306). La ferma convinzione di Freud nelle proprie idee e, quindi, la necessità di doverle difendere a ogni costo, è resa da Sachs quando scrive che la psicoanalisi per Freud era: “Una delle scoperte più decisive e di più vasta portata che l’uomo avesse mai fatto nella sua vita dell’autoconoscenza; riteneva suo inviolabile impegno e sacrosanto dovere tenerla monda e libera da ogni contaminazione. Nel compiere questo dovere era instancabile e inflessibile, duro e affilato come una lama, un ‘buon odiatore’ quasi al limite dello spirito vendicativo […] Freud mise tutto il fuoco e il vigore della sua natura nel rispondere a costoro, specialmente Adler e Jung. Non si stancava mai di trovare nuovi argomenti contro di essi, era sempre pronto a rientrare nella mischia e faceva scendere in campo i suoi discepoli” (Sachs, 1944, pp. 70-71 e 70). Quanto Freud scrive in una sua lettera a Ferenczi dell’8 maggio 1913, riferendosi all’uscita di Jung, esplicita ulteriormente il suo convincimento di possedere la verità: “E’ del tutto plausibile che questa volta ci sotterrino veramente, dopo aver intonato per noi il canto funebre tanto spesso e inutilmente. Tutto ciò avrà molte ripercussioni sul nostro destino personale, ma nessuna su quello della scienza. Noi siamo in possesso della verità: ne sono sicuro ora come quindici anni fa” (Freud, Ferenczi, 1992, p. 502).

(A5)

Molti anni dopo, nella Autobiografia Stekel conferma la propria valutazione: “La sottolineatura di Steiner suonò come una mozione” (Stekel, 1950, p. 141) e, vista alla luce dei successivi accadimenti, espresse la sostanza del progetto perseguito da Freud di indurre Adler a lasciare la Società. La sua determinazione che oggi vediamo essere ben anteriore all’invito rivolto ad Adler a esporre le proprie idee nelle riunioni della Società di psicoanalisi, iniziò a manifestarsi con evidenza in una sua lettera a Ferenczi, dell’8 febbraio, 1911 e in modo più esplicito il 15 giugno 1911: “Mercoledì ho parlato contro l’eresia adleriana, dapprima con toni moderati, poi con decisione. Oggi prosegue il dibattito durante il quale gli altri certamente reagiranno al mio discorso. Quanto ad Adler, ha dato una risposta molto debole, quasi cavillosa” (Freud, Ferenczi, 1992, p. 264). Freud espresse il proprio orientamento in modo anche più evidente il 27 aprile dello stesso anno, scrivendo a Jung: “Diversamente stanno le cose con Adler, che si comporta in modo estremamente puerile. Lo vorrei sbarcare al prossimo urto; Stekel invece lo vuole trattenere e promette di farlo tornare in sé stesso […] Finalmente mi sono liberato di Adler. Dopo che io avevo chiesto a Bergmann le sue dimissioni dal ‘Zentralblatt’, lui è andato girando qua e là per un pezzo e finalmente, usando strane circonlocuzioni, ha dichiarato qualcosa che dev’essere interpretato come una rinuncia” (Freud, Jung, 1990, pp. 449-450, 460). La determinazione di Freud a perseguire il proprio obiettivo si evince anche da un’altra sua lettera a Ferenczi del 20 giugno 1911 e ulteriormente confermata in una del 5 ottobre successivo: “La vicenda con Adler ora è in una fase acuta. Per ritirarsi dallo Zentralblatt, egli ha posto, tramite avvocati, delle condizioni che attestano una ridicola presunzione e sono totalmente inaccettabili […] Il numero dei suoi seguaci è tutt’altro che esiguo. Io sarei propenso a mostrare la massima intransigenza e ad approfittare dell’occasione per sbarazzarmi di tutto quel che mi disturba […] Per quel che mi riguarda, conta soprattutto la decisione di tenere nelle mie mani la Società e la rivista […] Mercoledì prossimo avrà luogo la prima riunione della Società e ci sarà il tentativo di cacciar fuori la banda di Adler” (Freud, Ferenczi, pp. 302-312). All’epoca, Stekel si adoperò, benché senza successo, per trovare un comune denominatore per le differenze teoriche che erano emerse poiché, come spiega: “Sarebbe ridicolo credere che qualsiasi deviazione da Freud costituisse un atto di ribellione. Un tale atteggiamento non sarebbe in accordo con l’idea di libertà della scienza. Comunque, la maggioranza fu contro Adler; quindi egli e otto dei suoi aderenti lasciarono la stanza” (Stekel, 1950, p. 141).

(A6)

Qui sembra che sia stata fatta una sovrapposizione tra eventi accaduti in date diverse. Come già esposto, Stekel si espresse a favore delle idee di Adler nella riunione del 22 febbraio 2011, ma in tale data i Dibattiti non riportano alcunché in merito all’uscita di Adler e delle otto persone dalla stanza dopo che fu votato a maggioranza contro quanto egli aveva esposto. L’episodio descritto da Stekel, quindi, benché indicativo del clima che si era venuto a creare, almeno nell’immediato, dovette avere un mero carattere dimostrativo. Tuttavia, nella riunione successiva (1 marzo) Adler rassegnò le dimissioni da presidente della Società, ma non dalla Società. Incidentalmente, nella sua scelta fu seguito da Stekel che rassegnò a sua volta le dimissioni da vice presidente della Società. Per ciò che attiene alle dimissioni di Adler dalla Società, queste vennero rassegnate il 24 maggio 1911 e rese note, nella riunione successiva dell’11 ottobre dello stesso anno, assieme a quelle del Dr. Bach, del Dr. Màday e del Barone Dr. Hye. Nella stessa riunione fu messa ai voti l’incompatibilità per gli appartenenti al neonato gruppo di Adler di partecipare ulteriormente alle riunioni della Società psicoanalitica, il cui esito la decretò con undici voti favorevoli e cinque contrari; altri cinque, presumibilmente, furono le astensioni. Furtmüller: “Subito dopo, a nome suo e a nome di altri cinque membri (Dr. Oppenheim, Dr. Hilferding, Franz e Gustav Grüner, Paul Klemperer), annuncia le loro dimissioni dalla Società” (Nunberg, Federn, 1974, p. 283). Fu questo un risultato al cui conseguimento Freud, evidentemente, guardava da tempo. In una lettera del 9 agosto 1911, infatti, scriveva a Jones: “Quanto al dissenso interno con Adler, era prevedibile che arrivasse e io ho fomentato la crisi. E’ la rivolta di un individuo anormale reso pazzo dall’ambizione, la cui influenza sugli altri dipende dal suo terrorismo e dal suo forte sadismo. Spero che perderemo molte altre persone di scarsa, se non di nessuna, utilità che sono pronte a seguirlo. Non sono affatto triste al pensiero di tale eventualità […] Adler si è rilevato un direttore molto incapace […] Stekel farà molto meglio, e concentrare tutte le responsabilità nelle mani di una sola persona darà ottimi risultati” (Freud, Jones, 1993, p. 190). Sul valore di coloro che lasciarono la Società e seguirono Adler, oltreché sul diverso contegno che egli tenne nel corso dell’intera vicenda paragonandosi a Freud, è interessante richiamare quanto lo stesso Adler scrisse a Jones del 7 luglio 1911, cioè rivendica dalla sua parte che: “Le teste migliori e la gente onestamente indipendente […] Deplora quelle che chiama le posizioni di schermitore di Freud e ribadisce che, pur lottando per un riconoscimento, ‘come qualsiasi autore’, ‘Mi sono sempre mantenuto nei limiti della moderazione per quanto potevo aspettarmi, e non ho mai invidiato chi ha opinioni diverse dalle mie […] Adler dice a Jones di avere indefessamente sostenuto la psicoanalisi a Vienna ‘per quindici anni’ ” (Gay, 1988, p. 202). Inoltre, Adler afferma che: “Mai mi sarei potuto aspettare che si potesse portare rancore a qualcuno che ha un’opinione diversa’.” (Gay, 1988, cit. in Fiebert, 1997, p. 255). Su quest’ultima affermazione di Adler, pur non avendo evidenze che possano confermarla, si deve osservare che l’incontro tra i due uomini oggi non può più farsi risalire al 2 novembre 1902, data della cartolina spedita da Freud ad Adler, come è stato ritenuto a lungo, ma lo si debba postdatare di almeno tre anni e nove mesi, poiché il 27 febbraio 1899 Freud - apparentemente in risposta a una richiesta di consulenza diagnostica di Adler per una paziente che aveva in trattamento - gli scrisse una cartolina di quindici righe, per complessive cinque frasi, dal tono abbastanza formale. Mentre Fiebert riferisce il contenuto di questa cartolina non riporta l’indirizzo a cui fu spedita ma, all’epoca, probabilmente Adler si era già trasferito dal 22 della Eisengasse al 7 della Czernigasse. Quindi, l’inizio del loro rapporto risale almeno a questa data, alla quale fa riferimento anche Ansbacher citando Manes Sperber (1961, p. 497), benché potrebbe essere anteriore, dal momento che Adler, come si è visto, nella lettera a Jones, affermava: “di avere indefessamente sostenuto la psicoanalisi a Vienna ‘per quindici annii” (Gay, 1988, p. 202). Sapendo che l’ultimo contatto diretto conosciuto tra Adler e Freud risale al 10 giugno 1911, data in cui Freud scrisse ad Adler una lettera volta a chiarire la faccenda riguardante la direzione dello Zentralblatt: “Ho bisogno che lei mi faccia sapere la sua decisione” (Fiebert, 1997, p. 255). Questa data, praticamente, coincide con le dimissioni di Adler dalla Società psicoanalitica di Vienna. Pertanto, risulta accertato che l’interesse di Adler per la psicoanalisi abbia coperto un periodo di almeno dodici anni, ma non si può escludere che sia stato di quindici, come egli scrisse. Se così fosse, dovremmo pensare che sia iniziato nel 1896, e la cosa non può essere esclusa. Infatti, si deve considerare come a quella data Freud fosse già un neurologo molto famoso, particolarmente nell’ambito delle paralisi infantili: “Divenne ben presto la maggiore autorità in tutta Europa” (Jones, 1955, p. 21). Inoltre, come è noto, in collaborazione con Breuer, nel 1895, aveva dato alle stampe “Studi sull’isteria”, (Breuer, Freud 1895), in pratica lo stesso anno in cui, il 22 novembre, Adler conseguiva la sua laurea in medicina. Pertanto, egli avrebbe potuto conoscere il lavoro di Freud e interessarsene sin dal 1896. Le persone che se ne andarono con Adler dopo che egli si dimise dalla Società psicoanalitica di Vienna furono nove: Margarete Hilferding (1877-1942), medico, fu la prima donna a far parte della Società Psicoanalitica di Vienna, dove venne ammessa il 27 aprile 1910. Dopo la prima guerra mondiale ebbe parte attiva nella Società di psicologia individuale. Fu confinata nel campo di concentramento di Theresienstadt e il 21 settembre venne deportata a Maly Trostinec. Non sopravvisse al viaggio; Paul Klemperer (1887-1964), medico, fu il primo segretario-tesoriere della nuova Società. Venne ammesso alla Società di psicoanalisi di Vienna il 12 ottobre 1910. Si dimise in seguito alla controversia tra Adler e Freud. Nel 1921 emigrò negli Stati Uniti e divenne un noto patologo e professore alla Columbia University. Anch’egli ci ha trasmesso un esempio di come andavano trasformandosi i rapporti personali con Freud se si avevano dissensi scientifici con lui: “Paul Kemplerer dichiarò che Freud non lo aveva degnato di uno sguardo incontrandolo per strada, comportamento che ricalca quello di Freud con Breuer” (Archivi Jones, cit. in Roazen, 1975, p. 258). “Klemperer raccontò che un giorno, mentre era a passeggio con un amico, incontrò Freud, il quale salutò l’amico senza degnare Kemplerer di uno sguardo, proprio come se non esistesse. Persino dopo la Prima guerra mondiale, quando il cugino di Klemperer, il freudiano leale e fedele Paul Federn, chiese a Freud di poter far visita a Klemperer, non più coinvolto con gli adleriani, Freud rifiutò” (Singer, 2003, pp. 112-113). L’episodio richiama molto da vicino quello occorso allo stesso Adler incontrando Ferenczi a New York City nel 1927: “A lui parve di vedere la faccia familiare di Sandor Ferenczi nelle vicinanze. Adler si mosse a un saluto amichevole nei confronti dell’associato ungherese di Freud da lungo tempo, ma Ferenczi deliberatamente lo snobbò e tirò dritto” (Hoffman, 1994, p. 180). Il Dr. Stefan Von Màday (1879-1959), nato a Budapest. Fu raccomandato da Adler per l’ammissione alla Società; in seguito, divenne presidente della Società Ungherese di Psicologia Individuale. Si interessò di psicologia dei cavalli e di psicologia infantile. Altri membri della Società che, insieme a Màday, si erano dimessi in precedenza erano: il Dr. David Josef Bach (1874-1947). Insegnante di musica; organizzò i primi concerti sinfonici per lavoratori a Vienna dal 1905 in avanti. Fu un importante esponente del partito social democratico. Venne introdotto da Adler nella Società del mercoledì anteriormente all’ottobre del 1906. Il barone Dr. Franz von Hye (probabile 1881- non nota). Conosciuto in letteratura come barone Franz Freiherr von Hye-Glunek. Studiò legge a Vienna, fu raccomandato da Stekel e venne ammesso alla Società di psicoanalisi il 27 aprile 1910. Partecipò a una sola riunione. (Nunberg, Federn, 1967, p. 498). A questi si devono aggiungere Carl Furtmüller, David Oppenheim e i fratelli Grüner.

(A7)

Al riguardo si veda la posizione degli Ansbacher (condivisa da chi scrive) circa il ruolo avuto dalle idee socialiste nella prima scissione verificatasi nella Società Psicoanalitica di Vienna. Tale posizione viene ripresa da una nota apposta dagli Autori alla biografia di Adler, redatta da Carl Furtmüller: “Dagli scritti psicoanalitici è stato creato il mito che questo nuovo gruppo separatosi da Freud per seguire Adler si fosse formato seguendo una linea politica. Wittels (1924, p. 151) scrisse: ‘Adler e i suoi nove amici erano tutti socialisti’, e Jones (1955, p. 134): ‘molti dei seguaci di Adler erano, come lui, ardenti socialisti’. Il fatto è che tre seguaci, Bach, Furtmüller e la signora Hilferding, in realtà erano socialisti ma, con tutta probabilità, non lo erano gli altri sei. Secondo Klemperer, il primo segretario-tesoriere del nuovo gruppo, egli stesso non aveva alcuna appartenenza politica; né l’avevano Franz e Gustav Grüner e von Màday non era certamente un socialista (comunicazione personale, 23 gennaio 1963). Oppenheim, in realtà era considerato un conservatore (dr. Alexandra Adler, comunicazione personale, primo giugno 1961” (Ansbacher, Ansbacher, 1979, p. 349n). Handlbauer riferisce che Oppenheim si unì ai socialdemocratici nel 1918 e ne fu un membro attivo fino al 1938 (1998, p. 195). Più recentemente, suo nipote Peter Singer, ha confermato che non fosse un socialista: “Tra i partiti politici più importanti, solo i socialdemocratici accoglievano tra le loro fila gli ebrei e David non era socialista” (Singer, 2003, p. 92). “Del Barone Hye, in quanto nobiluomo, ci arrischiamo a ritenere che neppure egli fosse un socialista. D’altra parte, di quelli che rimasero con Freud ci fu almeno un membro che successivamente divenne socialista, Paul Federn, come sottolineato nella introduzione a questa biografia. Noi non raccogliemmo informazioni sugli altri. Ma l’evidenza è sufficiente per arrivare alla conclusione che la rottura con Freud, piuttosto che seguire linee politiche, fu dovuta a differenze nella teoria e nell’approccio che si incrociarono con linee politiche” (Ansbacher, Ansbacher, 1979, p. 349n). Le idee socialiste di Adler non ebbero alcun ruolo specifico nella controversia con Freud e persero progressivamente importanza nel corso della sua vita (K. A. Adler, 1994, Sodini, 2004).

(A8)

Nella sua Autobiografia, Stekel tornò su questo argomento: “Perché io non me ne andai con Adler? Ero in parte dipendente da Freud per la mia pratica e, in aggiunta, volevo aspettare a vedere come si sarebbe sviluppata la faccenda. Rimasi con Freud a redigere la nostra rivista con lui. Un altro motivo importante fu che io ero così attaccato alla rivista, così orgoglioso del suo successo, che non volli abbandonarla se potevo aiutarla” (Stekel, 1950, pp. 141-142). In merito a questo aspetto, Roazen accenna alla circostanza che forse Stekel, prima di dimettersi dalla Società, abbia cercato un’intesa con Adler (Roazen, 1975, p. 270). Di fatto, i contatti e le frequentazioni tra Adler e Stekel proseguirono successivamente alle dimissioni di Adler. Abbiamo evidenza di ciò, sia dal diario di Lou Andreas Salomé sia dai verbali della Società per la libera ricerca psicoanalitica. Giovedì 7 novembre 1912, al gruppo di Adler: “Quando oggi sono arrivata da Adler, stava giusto telefonando a Stekel, sicché ho potuto ascoltare tutta la conversazione (riguardante la imminente defezione di Stekel da Freud)” (Andreas Salomé. 1958, p. 51). In merito alle dimissioni di Stekel, Jones, afferma che queste risalgono al giorno prima: “Alla riunione del 6 novembre [1912] furono annunciate le dimissioni di Stekel dalla Società di Vienna” (Jones, 1955, p. 177). Il 21 novembre 1912: “Stekel si è fatto vedere durante le riunioni [del gruppo di Adler], ed è stato citato parecchie volte nelle relazioni” (Andreas Salomé, 1958, p. 65). Inoltre, dai verbali dei Dibattiti, si evince che Stekel era presente, e intervenne, all’incontro del 28 novembre 1912 (Adler, R., 1914, p. 145). Tuttavia, i rapporti tra Adler e Stekel, come ha dimostrato il corso degli eventi, già all’epoca lasciavano intravedere certe difficoltà. Il 9 dicembre 1912 annotava ancora Lou Andreas Salomé: “Adler mi scrive lamentandosi della ‘infedeltà’ di Stekel; trovo la cosa umoristica […] Ma si lagna anche della mia, e qui ha ragione” (Andreas Salomè, 1958, p. 80). In altra parte riporta il parere, contrastato, di Adler su Stekel: “Ho trovato molto antipatico quello che Adler ha raccontato di Stekel e che egli si aspetti dal giornale di lui qualche personale vantaggio, quantunque sappia benissimo come abbia fatto Stekel a procacciarselo. Sostiene che Stekel sia, malgrado ciò, un brav’uomo” (Ibid., p. 41). Tuttavia, in merito alla questione relativa al contrasto tra Freud e Stekel per la conduzione dello Zentralblatt, la posizione di Adler, come si evince da una sua lettera a Lou Andreas Salomè, del 28 ottobre 1912, fu orientata all’imparzialità: “Voglia credere che io non intendo schierami da nessuna delle due parti” (Ibid., p. 42).

(A9)

Wittels riferisce di aver saputo da Stekel che, dopo l’uscita di Adler dalla Società, Freud gli disse: “Ho fatto grande un pigmeo ma ho trascurato il gigante che avevo a portata di mano” (Wittels, 1924, p. 225). In merito a questa riferita affermazione di Freud, che pare abbia trovato un certo seguito, come si legge erroneamente anche in Selesnick (Selesnick, 1966, p. 86) che attribuisce ad Adler una risposta che deve ricondursi non a lui ma a Stekel. Quest’ultimo, infatti, come sottolinea Roazen: “Si compiaceva di esprimere questa stima di se stesso col dire, con un’aria di mezza modestia, che il nano sulle spalle del gigante riesce a vedere più lontano del gigante stesso. Freud lo venne a sapere e replicò: ‘Forse è vero, ma un pidocchio in testa a un astronomo non ci riesce” (Jones, 1955, p. 176). Adler, come ha precisato Ansbacher quando avemmo occasione di parlarne, non avrebbe mai accolto l’idea di essere considerato un pigmeo: “La storia ‘del pigmeo’ (p. 86) è relativa a Stekel. Adler non si sarebbe mai paragonato a un pigmeo” (Ansbacher, 1997). In questa sede, pertanto, si coglie l’occasione per correggere quanto scritto da Selesnick al riguardo e, quindi, ricondurlo a Stekel e non a Adler: “Anche a un ‘pigmeo’ appollaiato sulle spalle di un ‘gran gigante’ poteva essere in grado di guardare più in là del proprio naso” (Selesnick, 1966, p. 86).

(A10)

L’ultima riunione della Società psicoanalitica di Vienna a cui Alfred Adler prese parte, fu quella del 24 maggio 1911. Successivamente a tale data la rottura dei rapporti tra Adler e Freud fu completa e definitiva. Quanto questi rimasero alterati per il resto della loro vita, pur non frequentandosi più, è testimoniato anche da una lettera di Freud a Arnold Zweig che commenta la notizia della morte di Adler: “Non capisco la sua simpatia per Adler. Per un giovane Ebreo uscito dai sobborghi di Vienna morire ad Aberdeen è di per se stesso una carriera inaudita oltre che una prova del cammino percorso. Il mondo lo ha retribuito senz’altro lautamente per i servigi da lui resi come oppositore della psicoanalisi” (Jones, 1957, p. 250). La stessa reazione si legge anche in Gay, Freud: “Ha odiato Adler per più di un quarto di secolo e Adler ha fatto altrettanto e non meno esplicitamente di lui. ‘Per un ragazzo ebreo della periferia di Vienna’ gli risponde Freud , ‘morire ad Aberdeen, in Scozia, è una carriera senza precedenti e una dimostrazione di dove è riuscito ad arrivare. Per la verità i suoi contemporanei lo hanno ampiamente remunerato per il servizio che ha reso loro nel contraddire la psicoanalisi’ ” (1988, p.p. 558-559). Alfred Adler, mentre era in Europa per uno dei suoi abituali giri di conferenze, fu colto da malore ad Aberdeen la mattina del 28 maggio 1937, lungo la Union Street all’angolo con la Diamond Street e morì sull’ambulanza che lo stava trasportando in Ospedale.

(A11)

Che all’epoca Freud desse questo giudizio di Adler è ampiamente dimostrato da quanto si legge in alcune sue lettere. Il 25 novembre 1910, scrisse a Jung: “Adler che è una persona molto per bene e di alto livello intellettuale, in cambio è paranoico, mette avanti le sue teorie incomprensibili nel ‘Zentralblatt’ in modo tale che esse non possano non creare confusione in tutti i lettori” (Freud, Jung, 1990, p. 402). Il 16 dicembre 1910 e il 28 maggio 1911scrisse a Ferenczi: “Adler è un piccolo Fliess redivivus, altrettanto paranoico. Come sua appendice, Stekel non scherza” (Freud, Ferenczi, 1992, p. 250), e riferendosi a Stekel: “Mi consentirà di sopportarlo quella sua fondamentale amabilità che, naturalmente, manca del tutto nel paranoico Adler” (Ibid., p. 295). Il 12 maggio e il 15 giugno 1911, ancora a Jung: “Stekel ha cercato un riavvicinamento e mi ha convinto a cambiare nei suoi riguardi e a sopportarlo, mentre sto diventando ogni giorno più intollerante verso la paranoia di Adler e desidero ardentemente un’occasione per sbarcarlo [….] Le intelligenze paranoiche non sono rare e sono più pericolose che preziose. In molte cose, in quanto paranoico, egli [Adler] ha naturalmente ragione, sebbene abbia torto nell’insieme. Alcuni soci veramente inservibili seguiranno probabilmente il suo esempio” (Freud, Jung, 1990, pp. 453-4, 460). Infine, in una lettera a Lou Andreas Salomè, lo definì disgustoso: “Parliamoci con franchezza (sarà più facile continuare): è un uomo disgustoso” (Andreas Salomè, 1912-1936, p. 16). Un ulteriore parere di Freud su Stekel, espresso in riferimento all’ammirazione per questi espressa da uno psichiatra, è riferito da Weiss: “La sua ammirazione per Stekel dimostra giudizio debole e gusto pervertito” (Weiss, 1970, p. 27). Valutazioni di Freud lungo questa linea sono riferite anche da Jones: “un caso di ‘insanìa morale’ ” (Jones, 1955, p. 177).

(A12)

Ciò a cui fa riferimento Stekel trova conferma nelle stesse parole di Freud: “Dal terzo numero del secondo volume (dicembre 1912) in poi, Stekel divenne unico responsabile del contenuto della rivista. Il suo impresentabile comportamento in pubblico mi aveva indotto ad abbandonarne la direzione e a creare in tutta fretta un nuovo organo per la psicoanalisi nella ‘Internationale Zeitschrift für ärztliche Psychoanalyse’ [Rivista internazionale di psicoanalisi medica]” (Freud, 1914, p. 420). Quindi, dopo le dimissioni di Adler dalla rivista, Freud intese ripetere (questa volta senza successo) la stessa strada per ottenere anche le dimissioni di Stekel e, come riferisce Jones, ancora una volta: “scrisse a Bergmann, editore dello ‘Zentralblatt’, chiedendogli di cambiare redattore, però scrisse anche Stekel […] Domandai a Freud perché, in qualità di direttore, non esercitasse il suo diritto di affidare l’incarico a un altro redattore […] Egli mi portò come scusa l’eccessiva influenza che Stekel aveva sull’editore […] Spedì invece una circolare con la quale chiedeva a tutti noi di ritirarci dallo ‘Zentralblatt’ (cosa che facemmo quasi al completo) […] Nel frattempo, alla riunione del 6 novembre furono annunciate le dimissione di Stekel dalla Società di Vienna […] Così lo ‘Zentralblatt’ fu abbandonato nelle mani di Stekel” (Jones, 1955, pp. 176-177). Freud, il 17 ottobre di quell’anno, aveva scritto di Stekel anche a Ferenczi: “Stekel è un porco e continua a seminar zizzania, a fomentare piccole gelosie e meschini risentimenti” (Freud, Ferenczi, 1992, p. 424).

(A13)

Freud era da tempo orientato a far dimettere Adler dalla redazione della rivista, dopo che aveva lasciato la carica di presidente della Società, come si evince da una sua lettera a Ferenczi del 28 maggio 1911: “Adler si è accontentato, mercoledì scorso, di una spiegazione misurata ed è rimasto provvisoriamente nella Società con i suoi fedeli […] Nel frattempo io ho portato avanti la mia azione e ho chiesto direttamente a Bergmann di allontanare Adler dalla redazione” (Freud, Ferenczi, 1992, p. 295). Poco tempo dopo, Freud tornò sull’argomento con un’altra lettera a Ferenczi del 20 giugno 1911: “La vicenda con Adler ora è in una fase acuta. Per ritirarsi dallo Zentralblatt , egli ha posto, tramite avvocati, delle condizioni che attestano una ridicola presunzione e sono totalmente inaccettabili” (Ibid., p. 302). Adler stesso, due mesi più tardi, comunicò ai lettori della rivista le proprie dimissioni dalla redazione: “Vorrei attirare l’attenzione dei lettori di questa rivista sul fatto che mi ritiro dal comitato di redazione. Il suo editore, professor Freud, è dell’avviso che tra lui e me vi siano tali divergenze di opinione che non è più possibile una pubblicazione in comune della rivista stessa; perciò mi decido a ritirarmi spontaneamente. (Zentralblatt für Psychoanalyse, edito dal professor S. Freud, Verlag J. F. Bergmann, Wiesbaden. I annata, fascicolo, 10-11, agosto 1911)” cit. in Orgler, p.18. Anche Freud rende noto quanto accaduto: “Già il decimo numero del primo volume [luglio 1911] reca sul frontespizio la notizia che il dottor Alfred Adler, a causa di contrasti scientifici con il direttore, di sua propria volontà ha deciso di dimettersi dalla redazione. Da quel tempo Stekel è rimasto redattore unico (estate 1911)” (Freud, 1914, pp. 419-420).

Note

  1. La Società per la libera ricerca psicoanalitica ebbe tra i cofondatori, oltre ovviamente ad Adler: “Furtmüller, Otto Kaus, Oppenheim, Erwin Wexberg. Tra gli aderenti alla nuova Società ci furono anche i fratelli Franz e Gustav Grüner, il medico Margarete Hilferding, il barone Franz Hye, Stefan von Màday, David Ernest, Oppenheim, i medici Otto Kaus ed Erwin Wexberg oltre a Paul Klemperer. Successivamente si aggiunsero studiosi del pensiero di Spinoza, di Kant, di Nietzsche, di Bergson” (Sodini, Sodini, 2011, p. 137). La nuova Società ebbe riconoscimenti e sostegno da diversi Paesi europei: “Tra i quali, la Francia, la Germania, la Serbia e la Russia” (Sodini, 2011, p. 74).
  2. La parte dedicata ad Adler è corredata ampiamente di citazioni da diversi Autori. Solo a titolo esemplificativo si osserva che tra questi, a fronte di oltre 70 citazioni da scritti di Freud, vi è una sola citazione da uno scritto di Adler p. 262; tre dalla Bottome, biografa di Adler, pp. 221, 225 e 253; una da Furtmüller, p. 224, due da H. L. Ansbacher, pp. 221, 225.
  3. EX-DOSCIPLE ACCUSES FREUD OF INTOLLERANCE. Dr. Stekel’s Attack Stirs Interest of Vienna in Quarrels of Psycho-Analysts
  4. La traduzione italiana dell’articolo e delle citazioni da testi in lingua inglese presenti sia nelle note all’articolo che nell’appendice è di Salomè Sodini.
  5. Wilhelm Stekel (1868-1940), medico, morì suicida a Londra il 25 giugno. Fu uno dei primi partecipanti alle riunioni della ‘Società di psicologia del mercoledì’ di cui, egli stesso, affermò di aver avuto l’idea di costituire. Anche Jones gli riconobbe questo merito: “Si può accordare a Stekel, insieme a Freud, l’onore di aver fondato la prima società di psicoanalisi” (1955, p. 24). Gli altri componenti del piccolo gruppo furono: Alfred Adler, Max Kahane e Rudolf Reitler.
  6. “Stekel [...] aveva scritto nel 1895 un lavoro sul coito nell’infanzia ma non aveva mai sentito parlare di Freud” Jones, 1955, pp. 23-24. Si tratta presumibilmente di: “Coitus im Kindesalter, Weiner Medizinische Blätter, 18 aprile 1895” Ibid., pp. 242-244.
  7. Il dato riceve conferma anche da Jones quando afferma che Stekel: “restò l’unico membro della Società che chiamasse Freud per nome anziché con il tradizionale ‘Herr Professor’ ”(1955, p. 24).
  8. Nella sua Autobiografia Stekel corregge parzialmente questa affermazione: “Io non so esattamente quando iniziai ad analizzare. Potrebbe essere stato nel 1903. Sapevo che un certo Dr. Rudolf Reitler aveva provato questo metodo a quell’epoca. Penso che fu il primo ad applicare le teorie di Freud nella pratica” (1950, p. 113). “Stekel cominciò a professare la psicoanalisi nel 1903 […] Reitler fu il primo a praticare la psicoanalisi dopo Freud” (Jones, 1955, pp. 24 e 23).
  9. Anche Sachs accenna a questo aspetto del carattere di Freud: “Nella vita di Freud ogni rottura con un antico amico era definitiva […] non ho mai notato che si sentisse incline a fare un passo verso una riconciliazione” (Sachs, 1944, p. 74).
  10. Le riunioni dedicate al dibattito che seguì l’esposizione fatta da Adler furono due: quella dell’8 febbraio 1911 che trattò “La protesta virile, suo ruolo e significato nella nevrosi” (Ibid., pp. 152-158), e venne aggiornata al 22 successivo (Ibid., pp. 168-177). La discussione su “Alcuni problemi di psicoanalisi” ebbe luogo la sera stessa della presentazione (Ibid., pp. 105-111).
  11. Adler, 1912.
  12. Le sere dedicate al dibattito, essenzialmente, furono due: l’8 e il 22 febbraio 1911.
  13. Nella riunione dell’8 febbraio fu Rosenstein la prima persona a intervenire. Reitler, come è riferito, aveva organizzato la propria opinione in un articolo, intervenne successivamente: “Kritische Bermerkungen zu Dr. Adlers Lehre vom ‘mänmlichen Protest’, Zb. (1911) 1, 580-586” (Nunberg, Federn, 1974, p. 156). Il dibattito proseguì nella riunione del 22 febbraio.
  14. L’intervento di Freud a cui si fa riferimento, verosimilmente, è quello annotato nei Dibattiti del 22 febbraio 1911 (Ibid., p. 173).
  15. Nella riunione del 22 febbraio 1911, Furtmüller e Klemperer presero la parola a favore di Adler.
  16. Stekel espresse la propria posizione nell’incontro del 22 febbraio 1911, suscitando l’opposizione di Freud. Egli, nella sostanza, affermò che le idee di Adler rappresentavano un grande miglioramento della teoria della nevrosi, un avanzamento che ancora non si era in grado di afferrare pienamente. Continuò affermando come il punto di vista di Adler non era incompatibile con le conoscenze acquisite fino ad allora poiché si trattava semplicemente di una struttura costruita partendo da quanto Freud aveva precedentemente affermato e, quindi, non erano incompatibili con quelle affermazioni. Freud, tuttavia, esprimendo il proprio pensiero al riguardo, tra le altre cose, fece notare che, diversamente da quanto sostenuto da Stekel, due delle persone coinvolte, cioè Adler e Freud, ritenevano che la contraddizione ci fosse (Nunberg, Federn, 1974, pp. 172-173, Kenneth, cit. 1964, p. 67).
  17. David Ernest Oppenheim (1881-1943), professore di lingue classiche al Liceo. Su proposta di Freud, venne ammesso alla Società psicoanalitica di Vienna il 12 gennaio 1910. Si schierò con Adler nella controversia e divenne un esponente di primo piano della Società di psicologia individuale. Morì nel campo di concentramento di Theresienstadt dove fu deportato assieme alla moglie Amalie Pollak (1878-1955), la quale riuscì a sopravvivere fino alla liberazione. Quanto nella Società psicoanalitica i dissensi scientifici influenzassero le relazioni personali, fino alla cancellazione o negazione dell’oppositore, oggi è ampiamente noto. Il seguente ne è un ulteriore esempio: “Nell’edizione del 1911 dell’ Interpretazione dei sogni egli [Oppenheim] veniva nominato, nelle edizioni successive il riferimento fu omesso […] Inoltre, il breve saggio pubblicato da Oppenheim con Freud , Sogni e folklore, scomparve dalla circolazione per essere ripubblicato solo nel 1958” (Roazen, 1975, p. 259, Freud, Oppenheim, 1911). Di un certo interesse è la sorte del manoscritto originale dell’opera che, in seguito alla separazione da Freud, rimase a Oppenheim. Dopo la morte della moglie Amalie, sua sorella decise di vendere il manoscritto (l’unico di Freud di quel periodo a essersi salvato) ed entrò in corrispondenza con i Sigmund Freud Archieves di New York. Di fatto, come riferisce Singer, il manoscritto è divenuto proprietà del dottor Bernard Pacella, ex Presidente della società psicoanalitica americana e autore della prefazione al testo pubblicato: “Pacella mi disse che il manoscritto era di sua proprietà […] Quando lo vendette, mia zia aveva creduto che sarebbe stato di proprietà pubblica, nei Sigmund Freud Archives. A quanto pare è stata forviata” (Singer, 2003, pp. 118-119).
  18. Carl Furtmüller (1880-1951), educatore e socialista. Fu presentato da Adler alla Società psicoanalitica di Vienna e prese parte alle sue riunioni dal 3 novembre 1909. Fu, probabilmente, l’amico più intimo e il più stretto e importante collaboratore di Alfred Adler. Come ebbe a dire Phyllis Bottome: “Il professor Furtmüller con tutta probabilità fu l’unico amico di Adler che ne conosceva davvero la sua mente” (Bottome, 1957, p. 51). “Fondò con Adler la ‘Zeitschrift für Individualpsychologie” (Ellenberger, 1970, p. 670). Dopo la fine della prima guerra mondiale, egli fece parte della commissione per la riforma scolastica istituita dal ministro dell’educazione della nuova Repubblica Austriaca e, successivamente, venne nominato sovrintendente per l’educazione secondaria. In seguito alla presa del potere da parte dei fascisti austriaci, insieme alla moglie Aline, lasciò Vienna e, dopo varie peripezie incluso un periodo di detenzione in Spagna, finalmente, nel 1941, grazie a un visto concesso personalmente dal presidente Roosevelt, raggiunse gli Stati Uniti. Nel 1947 poté ritornare a Vienna e l’anno successivo divenne direttore dell’Istituto pedagogico. E’ Autore di una biografia su Alfred Adler. Ulteriori sue notizie biografiche si trovano in Adler, 1979, pp. 328-332, volume in cui è pubblicata anche la biografia di Adler, pp. 335-389. Inoltre, il figlio Luc ha curato l’edizione postuma degli scritti del padre (Furtmüller, 1983).
  19. Franz Grüner (1887-1917), avvocato. Frequentò le conferenze di Freud all’Università dal 1906 al 1910. Fu ammesso formalmente alla Società psicoanalitica di Vienna il 26 ottobre 1910. Morì sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale. Gustav Grüner (1885-1938), fratello di Franz. Frequentò le conferenze di Freud dal 1907 al 1910. Venne ammesso alla Società il 27 aprile del 1910. Partecipò attivamente alla costituzione della Società di psicologia individuale. Ottenne una dichiarazione per trasferirsi negli USA. Morì per un attacco missilistico alla nave su cui viaggiava (Handlbauer, p. 1998, p. 193).
Template by JoomlaShine