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Commento e conclusioni

Tornando, quindi alla domanda iniziale su cosa possano avere in comune “La vera storia del pirata Long John Silver”, il film “Navigator” e “ il film “l’esperimento” tratto dalla storia del vero esperimento compiuto da Zimbardo della Stanford University”, possiamo ipotizzare che in tutte queste storie si assista a come spesso il contesto sociale possa produrre od influenzare i comportamenti di personalità vulnerabili e fragili predisponendoli ad una serie di legami aggressivi e violenti. Le appartenenze a gruppalità primitive e fondamentali o i ritiri narcisistico-onnipotenti che ne conseguono, da una parte esprimono il tentativo di darsi un’identità attraverso condotte antisociali o borderline o il rifiuto di confrontarsi con culture altre o estranee che possono allontanare dal caldo guscio si protettivo ma spesso soffocante, vincolante e condizionante, dall’altra impediscono il confronto con nuove possibilità di sviluppo del Self. Spesso, infatti, i ruoli che vengono imposti dall’esterno o che vengono assunti in risposta a richieste “ violente”, possono determinare altrettanti comportamenti violenti nei quali si resta “ intrappolati” in un vincolo apparentemente senza uscita. Nello spazio di questa ambivalenza tra “essere per se stessi” o “essere per gli altri” si inserisce il processo gruppoanalitico che affronta la conflittualità individuo gruppo che si snoda tra il bisogno sincretico fusionale o quello narcisistico del falso se e quello, invece, di un Sé più autentico nella scoperta di nuove possibilità identitarie che ci permettono, attraverso le specularità e i rispecchiamenti del gruppo, di comporre il puzzle della nostra irripetibile individualità.

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