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E’ questa continua attività circolare, che lega la periferia al centro (Sistema Nervoso Centrale dove le afferenze diventano rappresentazioni), il centro alla periferia ed una verifica attraverso un’informazione di ritorno al centro che caratterizza il modello circolare bio-esistenzialista di Ruggieri. E’ questo un modello psicofisiologico integrato, Bio-esistenzialista ((Ruggieri 1987, 1988, 2011; Ruggieri e Giustini, 1995, pp.55) che cerca di cogliere la relazione tra i livelli cosiddetti psicologici e biologici,  collocandoli all’interno di quel processo maturativo che in area psicodinamica prende il nome di narcisismo (Ruggieri e Fabrizio, 994, pp.9). Il narcisismo (Khout, 1976) è rappresentato da un processo evolutivo che, attraverso due fasi, dell’onnipotenza e della grandiosità, porta all’integrazione dei vari distretti corporei, delle funzioni in essi contenute e delle proprie esperienze (Ruggieri e Giustini,1995, pag,56). Questo processo educa alla relazione con gli altri suggerendo la realizzazione dei limiti (demarcazioni che ci separano dal mondo esterno cioè i confini corporei) su cui si fondano le relazioni mature per cui superando l’onnipotenza e la grandiosità si arriverà alla separazione, differenzazione e individuazione chiare nei confronti della figura materna (Ruggieri e Giustini, 1995). Ricordiamo che i confini corporei non sono rappresentati dalla pelle che è solo un contenitore ma dalla pelle ed i muscoli sottostanti. Sono infatti i nostri muscoli che, con il loro essere rilassati, tesi o contratti, permettono di entrare o non in contatto ed in relazione con gli altri.

I confini dei soggetti che soffrono di disturbi del comportamento oro-alimentare, infatti, sono sempre o troppo rigidi, o contratti, o labili, o quasi inesistenti, per questa ragione il lavoro di riabilitazione consisterà nel renderli elastici e flessibili (Fabrizio 2015, Ruggieri, Fabrizio, Della Giovampaola 2006)

Ma quali sono le principali patologie di questo comportamento nell’adolescenza?

L’adolescenza è strutturalmente un momento di rottura a causa sia del passaggio da una identità ad un’altra, sia per la trasformazione del proprio corpo in un corpo sconosciuto, estraneo, immerso in una tempesta ormonale, e sia per l’insistente pubblicità che fanno i giornali ed i mass media riguardo a donne con un corpo sempre più esile.

In Italia il 15 marzo 2017 si è tenuta la sesta giornata contro i disturbi del comportamento alimentare dove si è discusso sui tre milioni di giovanissimi italiani (nel 96% donne) che soffrono di disturbi del comportamento oro-alimentare. In quell’occasione Zanna, una neuropsichiatra infantile esperta di queste patologie (Ospedale Bambin Gesù di Roma) ha confermato che oramai sono tutti d’accordo nel ritenere che c’è stato un abbassamento dell’età di esordio di questi comportamenti alla preadolescenza dagli 8-10 anni di età, con sintomi quali rifiuto del cibo, controllo del peso, fobia del grasso, iperattività e più di rado vomito.

In una società come quella odierna la magrezza dell’anoressia è ambita ma difficilmente raggiungibile ed invidiata per la caparbietà con cui il soggetto riesce a raggiungere i risultati sperati.

Al contrario l’obeso diventa oggetto di scherno perché ritenuto svogliato, inetto, inconcludente ed esteticamente non bello da guardare. Non può abbandonare lo strato di adipe che lo ricopre altrimenti la gente potrebbe accorgersi che lui è quello piccolo indifeso. Nel mio libro “obesità conoscerla per vincerla” ho riportato ciò che mi ha detto una mia paziente: “conosci la matrioska? Quella bamboletta russa di legno che contiene al suo interno un’altra bamboletta, simile alla prima ma di dimensioni più piccole, che ne contiene un’altra ancora più piccola e così via fino all’ultima così minuscola da non poter quasi reggersi in piedi? Ecco io sono quella”(Fabrizio, 2011).

E’ importante porre attenzione al vissuto dell’individuo interpretando il sintomo non come un disturbo ma come linguaggio, come richiesta di attenzione, di aiuto, cercando di riconquistare un’armonia perduta tra corpo e mente, ristabilendo un raccordo tra presente-passato e futuro, tra emozioni ed azioni, tra il sentimento dell’esserci ed il non esserci, tra la paura della propria femminilità o mascolinità e dell’essere adulti, tra la possibilità di sedurre gli altri e la negazione del corpo che cambia, dalla relazione con i propri genitori e con gli altri, tra la paura di esprimere le proprie emozioni ed il contenerle, tra il valore ed il sentirsi una nullità, tra una non corretta percezione del proprio corpo, della fame e della sete… L’esperienza dell’anoressica\o è quella di un’ identità ideale, immaginaria offerta dal sintomo, cercata in quel Sé onnipotente bambino in cui tutto è possibile e la morte tanto lontana! E’ l’oggetto-cibo che permette, attraverso la possibilità di nutrimento, sia come astinenza che come abbondanza, nel disperato tentativo di parlare, di fare sentire agli altri, attraverso il corpo, il proprio dolore, unica sensazione di essere vivi e di essere riconosciuti. L’ideale dell’Io dell’anoressica, così grandioso ed onnipotente, non potrà essere mai raggiunto perché il peso, anche se ridotto a scheletro, potrebbe essere ancora più filiforme! L’anoressica, attraverso l’annichilimento del corpo, che per lo sconvolgimento ormonale tenderebbe ad essere più pieno, più sinuoso ed attraente, cercando di trasformarlo in qualcosa di estetico, spirituale, intellettuale e culturale, lo rende simile ad una semplice coperta di pelle (Fabbroni B., 2010). Tutto ciò rappresenta il conflitto Io-Corpo attirando l’attenzione, non solo degli altri mostrando le loro ossa, ma anche dei suoi genitori che ritiene responsabili del proprio “male di vivere”. L’anoressia è una forma di ribellione agli schemi sociali formali del perbenismo borghese, rappresenta una sfida all’opulenza ostentata dal benessere e dall’eccesso, preferisce morire di fame che essere schiava e sfruttata, lotta contro il fato che gli impedisce di vivere la propria vita. L’atteggiamento corporeo, quindi, può essere considerato come una sorta di indicatore generale di come il soggetto si colloca nel mondo, al diritto di esistere, di occupare un posto ed uno spazio concreto. Pertanto la tematica di negazione della corporeità propria delle anoressiche, dovuta alla fuga verso l’idealizzazione, si intreccia con quella del sentimento di occupare uno spazio reale.

Attraverso gli atteggiamenti posturali si realizza il modo con cui il soggetto si rappresenta e si programma nella relazione con lo spazio circostante (Ruggieri, Fabrizio, 1994, pp.89-90).

Negli ultimi anni aumenta sempre più il numero della drunkoressia che consiste nel bere alcool senza mangiare. In inglese drunk vuol dire ubriaco che si unisce al non mangiare dell’anoressia e si riferisce allo stato di ebbrezza dovuta al bere alcool a stomaco vuoto.  In italia sono trecentomila gli adolescenti, tra i 14 ed i 17 anni (8 su 10 sono ragazze) che soffrono di questo allargamento dell’anoressia. E’ molto più grave dell’alcolismo per i suoi possibili effetti drammatici, infatti alcuni soggetti vomitano prima di bere per vuotare interamente lo stomaco e fare in modo che solo l’alcool diventi la sua fonte energetica.  I drunkoressici oltre a problemi personali diventano pericolosi per gli altri per gli stati di incoscienza a cui arrivano dopo aver bevuto una media di quattro bevande alcoliche ogni sera per poter perdere i freni inibitori e provare più velocemente effetti inebrianti. Ricordiamo che il limite stabilito dal OMS è di bere due bicchieri per gli uomini ed uno per le donne.

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